Chiese Cristiane di Dio
[164]
La
Bibbia [164]
(Edizione 1996051819990920)
La Bibbia cristiana è la parola ispirata di un Dio amorevole ed onnipotente come affermano alcune persone o è semplicemente una raccolta di scritture di uomini saggi come dicono altri? Questo documento è la risposta ad una richiesta fatta da una gilda della Chiesa Cattolico Romana, che insegna che la Bibbia non è l’unico canone della fede.
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(Diritti d’Autore 1966, 1999 Wade Cox)
(Tr.
2002)
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La
Bibbia [164]
Avete informazioni che dimostrano perché voi credete che la Bibbia sia ispirata? (La nostra posizione sarebbe senza dubbio diversa). Vorremmo anche sapere se ci sono delle prove bibliche che dimostrano che essa sia l’unica regola della fede e perché questa dottrina non fu creduta da nessuno fino a che Martin Lutero la proclamò 1500 anni dopo Cristo. Si sono sbagliati tutti per 1500 anni? Se la Bibbia è l’unica regola di fede, come hanno fatto gli antichi Cristiani, che vissero prima che il Nuovo Testamento fosse reso ufficiale a Costantinopoli nel 381, a conoscere gli insegnamenti di Cristo? Affermiamo che questa dottrina non è biblica, ma è, al contrario, la dottrina di Lutero.
La Chiesa Cattolica, nei suoi insegnamenti, non afferma che l’autorità cambia la dottrina della Bibbia, ne lo ha mai fatto. Per la questione del cambiamento del Sabbath, crediamo che non ci sia una dottrina di Cristo che chieda di restare al sabato. In quanto cattolici, affermiamo che, poiché non è una questione dottrinale, la Chiesa ha l’autorità di cambiarlo e questa autorità gli è stata data da Cristo. La Resurrezione di Cristo e tutto ciò che include è il motivo centrale per il cambiamento.
19 Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo e che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava; 20 intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna. 21 Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, 22 finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno. 23 Egli dunque mi disse: "La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà. 24 Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re 25 e proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo. 26 Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. 27 Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno". 28 Qui finisce la relazione. Io, Daniele, rimasi molto turbato nei pensieri, il colore del mio volto si cambiò e conservai tutto questo nel cuore. (KJV)
L’antica letteratura degli Israeliti , risalente al tempo di Mosè o ancora prima, è fatta di poemi (Gn. 4:23-24; Es. 15:21; Nm. 21:17:18) e di leggi del deserto (Es. 21:12; 15:17; 22:19; Lv. 20:10-13) o parla di Canaan (il Codice dell’Alleanza: Es 21:2-11, 18_22; 21:26, 22:17; ed il dialogo rituale: Es. 23:12, 15-17; 22:29-30, 18-19).
Tra Mosè e Salomone furono composti The song of Deborah ed altri poemi, come le due elegie di Davide (II Sm. 1:18-27; 3:33-34); e la storia di Adamo, dei patriarchi e quella dei giudici fu fatta circolare oralmente. Il meglio della scrittura di prosa iniziò nel tempo di Salomone (ca. 975-935 a.C.) e dalla fiction raggiunse (le storie su Sansone in Giudici 13-16) brillanti livelli di scrittura storica (la biografia di Davide, scritta probabilmente da Ahimaaz figlio di Zadok. I migliori poemi di questo periodo sono Gn. 49; Sal. 24:7-10.
La migliore letteratura del Regno del Nord (935-722) è scarsamente preservata in alcuni poemi (Nm. 23:7-10, 18-24; Dt. 33; Sal. 45), in ciò che rimane della Storia dei Re d’Israele, nelle storie di Elijah, nel Documento E del Pentateuco, nell’antica fonte di Giosuè e Giudici e negli oracoli profetici di Osea. A quel tempo, tranne il documento J ed alcuni ottimi oracoli profetici (Amos, Isaia, Mica), la letteratura del Regno del Sud non era brillante allo stesso modo. Il periodo classico giunse alla fine con Giuda e la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C., ma include un capolavoro poetico (Na. 1:10 e seguenti) e la più antica e brillante parte di Proverbi (Cap. 25-27).
Dopo Geremia, la profezia cominciò a declinare (Sofonia, Habakkuk) ma ispirò il libro della legge (Dt. 5-26; 28), trovato nel tempio nel 621 a.C.. Anche le parti del pentateuco e dei libri storici scritti in questo periodo sono inferiori alla prosa antica.
Ad eccezione di Giobbe e della seconda parte di Isaia (Isa. 40-55), il sesto secolo manca di lavori eccellenti: alcuni salmi, proverbi, ed il libro di Lamentazioni illustrano la poesia prolissa e pretenziosa del tempo; Ezechiele, Haggai e Zaccaria illustrano il declino della profezia; il Codice di Santità (Lv. 17:26) illustra la legge di questo periodo.
I due secoli che seguono mancano completamente di capolavori – la miglior prosa è ritrovata in Neemia, Rut, e Giona; il Codice Sacerdotale (ca. 450) e l’edizione finale del Pentateuco (ca. 400) furono epocali, e furono fatali alla profezia (Is. 56-66; Obadiah; Malachia; Gioele; ed aggiunte ai libri profetici), che alla fine di questo periodo divennero apocalisse. La poesia (Dt. 32; Es. 15:1-8; Na. 1:1-9; Eb. 3; Sm. 2:1-10; molti salmi e proverbi) è sempre più elaborata e pomposa.
Nel terzo e nel secondo secolo, la miglior poesia è nel Cantico di Salomone, Ecclesiastico, Ecclesiaste, e gli antichi salmi; la miglior prosa è in Cronache ed in Ester; Daniele è la straordinaria apocalisse (a parte Isaia 24-27; Zc. 9-14); l’edizione finale dei libri profetici (Isaia, Geremia, Ezechiele ed i profeti minori) ca. 200 a.C. segna la fine della profezia.
La posizione della Bibbia
Il Canone ebraico
Matteo 22:38-40 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti. (KJV)
Il Nuovo Testamento
Tutti affermano che la legge, fin tanto che è espressione della santa volontà di Dio, resta valida, radicalizzata e, allo stesso tempo, relativizzata dall’affermazione assoluta dell’amore.
In sostanza questo accordo fu conseguito alla fine del secondo secolo; poiché in quel periodo i quattro vangeli, il libro di Atti, le lettere paoline (incluse quelle pastorali ma in genere non Ebraiche) e due o più delle lettere cattoliche (sic) (Giovanni, I Pietro e a volte altre) erano conosciute come Scritture Sacre in ogni chiesa, dove rimasero da parte alcuni libri la cui canonicità era ancora discussa. Ebrei, Giacomo, Giovanni II e III, II Pietro, Giuda ed Apocalisse erano in fine destinati ad essere accettati generalmente; ed un numero piuttosto grande di scritti cristiani ebbero una canonicità temporanea o regionale ma si dimostrarono incapaci di mantenere la loro alta posizione. Alla fine del quarto secolo, i limiti della raccolta furono irrevocabilmente fissati nella chiesa latina ed in quella greca dell’Impero Romano.
Il canone della chiesa siriana mostrava ancora delle grandi differenze, ma furono in gran parte superate nel Peshitta (prima parte del quinto secolo), e superate completamente nelle revisioni del Philoxenian (508) e del Harkleian (616) del NT siriano (vedi le antiche versioni § 4). Bisogna dire che queste revisioni non rimpiazzarono il Peshitta nella maggior parte delle chiese siriane, che per questo ancora limitano i suoi canoni del NT a ventidue libri, rifiutando Apocalisse e le quattro lettere minori cattoliche (sic) (Giovanni II e III, II Pietro e Giuda). D’altra parte, il canone etiopico fu ampliato per comprendere otto libri aggiuntivi; ed il NT gotico non incluse mai Apocalisse. Ma queste tre chiese furono separate dal corpo generale della cristianità cattolica da differenze molto più profonde dei disaccordi marginali sui limiti dei canoni.
L’età apostolica
Daniele 9:25-27 25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore". (KJV)
L’Antico testamento è anche diviso in base alla fonte dell’autorità. Il testo ebraico deriva dalle parole di Cristo e degli apostoli. Ciò forse può indicare che gli antichi testi degli apostoli possano essere stati scritti in aramaico. Gli altri testi del Nuovo Testamento scritti da Paolo, Barnaba, Filippo l’evangelista, altre citazioni dalla versione dell’antico testamento dei Settanta, e questo lavoro, rappresentano esclusivamente il testo di riferimento dell’antica chiesa del Nuovo Testamento. Forse fu utilizzato per facilitare la traduzione, a volte senza preoccuparsi del significato ebraico del testo, che l’Interpreter’s Dictionary of the Bible (p. 521) sostiene non abbia importanza nella questione. Questo commento è importante poiché mostra che la comprensione di alcuni punti da parte della chiesa antica era fuori dal contesto e dai paradigmi degli scrittori del ventesimo secolo, quindi essi non potevano capire il vero significato dato dai leader delle chiese della diaspora. Il canone dell’Antico Testamento era alla base della fede. Questo punto di vista fu costante nella chiesa antica. In effetti, se qualcuno non sosteneva questo punto di vista, non era accettato come cristiano.
In aggiunta a questi scritti, abbiamo l’influenza dei lavori apocrifi (alcuni dei quali provenivano dalla Septuaginta ed erano originalmente composti in greco) e dei lavori pseudo - epigrafici, citati dagli scrittori della chiesa antica per sostenere le loro posizioni. Dovremmo esaminare questo fattore in seguito.
Possiamo quindi concludere che la chiesa originale era una Chiesa basata sugli scritti dall’inizio ed il canone che sosteneva era lontano dall’essere determinato e fissato come santa Scrittura ispirata, che esprimeva la volontà di Dio espressa nella profezia, nella poesia e nella legge.
Furono tuttavia degli aspetti diversi, respinti dalla chiesa stessa, a causare il rifiuto del giudaismo. Il primo di questi aspetti, era che la chiesa metteva lo Spirito Santo ed un’enfasi spirituale sugli elementi fisici che hanno paralizzato il Giudaismo. Secondariamente, rifiutava la tradizione scriba, che era stata così strumentale nell’elevare un legalismo fisico soffocante (2Cor. 3:6) al di sopra del semplice piano di salvezza, che Dio aveva stabilito nella Sua legge, nel Suo Sabbath e nei sistemi del Giorno Santo. Egli stabili questo sistema per rivelare il Suo piano all’umanità, e lo fece attraverso il suo vascello scelto, come tutti e due gli elohim d’Israele, che erano il Grande Angelo dell’Antico Testamento ed il Messia del Nuovo Testamento. (come detto in precedenza dall’Antico Testamento). Tutti i membri del Nuovo Testamento furono considerati come ispirati in modi diversi dall’unico e stesso Spirito attraverso il quale i doni furono distribuiti individualmente in base alla volontà di Dio (1Cor. 12:4-11).
Questi uomini non erano schiavi della parola scritta. Erano liberati dalla legge perfetta della libertà (Gc. 1:25 vedi il documento La distinzione nella legge [096]). Essi rifiutarono le tradizioni che annullarono la parola di Dio (Mc. 7:13).
Cristo abolì nella sua carne la legge dei comandamenti e le ordinanze che separarono i gentili da Israele, attraverso il suo sacrificio. Egli li rese tutti santi e membri della famiglia di Dio in modo che Dio risieda in tutti nello spirito (Ef. 2:14:22). Questa, in sostanza era la chiesa del Nuovo Testamento – il posto in cui risiede Dio nello spirito essendo sotto la grazia (Rm. 6:14). La visione secondo cui la chiesa antica, dalla grazia, cercò di liberarsi dalla legge dell’Antico Testamento, è erronea e le scritture di Paolo (vedi il documento I Lavori della Legge -o MMT [104]). La chiesa si vide libera dal sistema sacrificale, ma sostenne comunque il piano di salvezza ed osservò le Leggi sul Cibo, i Sabbath, i Noviluni, le Festività ed i Giorni Santi. Tuttavia, era libera dalle restrizioni e Paolo, essendo l’ombra di ciò che avverrà, ordinò loro di far in modo che nessun uomo li giudichi nelle questioni del cibo o del bere, nei Sabbath, nei Noviluni o nelle Festività (Col. 2:16). Il canone dunque fu visto come una manifestazione del sistema che era più grande degli elementi fisici che lo ritraevano. Le divisioni nella chiesa ed il rifiuto finale delle Scritture dell’Antico Testamento da parte della cosiddetta fazione ortodossa è soltanto indicativo del fallimento, per capire il ruolo dato alla chiesa dalle Scritture ed il modo in cui Dio opera. Il vero peso per la chiesa fu la rivelazione delle Scritture, poiché venne espressa nella sofferenza di Cristo e nella conseguente gloria (1Pt. 1:11 cfr. Lc. 24:25-27). Questa divenne la causa dei problemi che il canone affrontò in alcune parti, con il libro Ebrei. Questo testo portò avanti il messaggio dell’Antico Testamento di Cristo come elohim e Messia, da salmi (e.g. Sal. 45: 6-7 in Eb. 1:8-9 e Zc. 12:7-8).
Le parole di Gesù Cristo divennero l’interpretazione guida della chiesa antica (Atti 20:35). Quello che viene qui compreso non è come ciò che viene attribuito ad essi dal moderno Cristianesimo. Essi interpretarono i testi dell’Antico Testamento ed interagirono su di essi. Non li soppressero in nessuna fase.
I Detti del Messia furono considerati santi. I vangeli furono documentazioni delle parole sante.
Furono destinati alla memoria e scritti da coloro che erano coinvolti con Cristo o con i suoi immediati successori (e.g. Luca).
Gli scritti degli apostoli prima della caduta del regno furono: Le epistole paoline; i.e. (nell’ordine di pubblicazione) Romani, Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, Tessalonicesi, Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, 1Pietro, 1Giovanni.
Si sostiene che le due lettere a Timoteo e quella a Tito, siano nella loro forma corrente, riscritture dell’originale (vedi Annotated RSV, Introduction to 1Timothy). Questo poiché Paolo non utilizza i suoi termini come in precedenza (riguardante la libertà dalla legge, l’unione con Cristo, il potere e la testimonianza dello Spirito). Il termine fede utilizzato ha un significato differente dall’uso attuale. (e.g. come sinonimo della religione cristiana piuttosto che come relazione del credente in Cristo). Questo è tradizionalmente attribuito al cambiamento nell’ambiente e quindi nel vocabolario, nello stile e nel pensiero. E’ anche possibile che il messaggio in Galanati e Colossesi fosse male interpretato dalla cultura moderna, come in questo caso (vedi il documento Le Opere del Testo della Legge – o MMT [104]). Per non aver capito Paolo in questo testo, essi supposero che il messaggio in Timoteo avesse uno stile diverso e quindi fosse stato scritto da un discepolo di Paolo usando diversi lavori non pubblicati in precedenza, portandoli a trattare con le condizioni che confrontavano la chiesa, una generazione dopo la morte di Paolo.
Supposero che fossero state pubblicate con il nome di Paolo, per contrastare le eresie che prevalevano in questo periodo e che risalivano generalmente intorno all’inizio del secondo secolo fino al 150 d.C.. La raccolta delle lettere paoline risale alla fine del primo secolo e furono accettate poiché incorporate in quelle successive (Intrp. Dict.,ibid., p. 524). Non erano contenute nel canone di Marcione, e neanche negli antichi manoscritti delle lettere di Paolo (P46) (c. 200).
La paternità di questo pseudonimo è anche attribuita a 2Pietro. La realtà è che la cultura moderna dipende dalle stesse considerazioni antinomiane, come per gli originali discepoli Gnostici, e la comprensione del Misqsat ma’ase ha-torah o MMT fu persa, fino a quando non fu ritrovata nei Manoscritti del Mar Morto. Gli studiosi moderni sostennero che Ebrei fosse il lavoro di un contemporaneo di Paolo. I Concili hanno decretato che Paolo era il suo autore anche se potrebbe non avergli dato la forma finale, che fu data da Apollo, Luca o altri.
Nelle scuole Alessandrine gli fu dato un posto tra le lettere paoline, prima della fine del secondo secolo, e nel papiro di Baettie (P46) è in secondo luogo, subito dopo Romani; ma ad occidente, nonostante il suo ampio uso in I Clemente (ca. 95) ed il forte appoggio di Tertulliano, che lo attribuì a Barnaba, non raggiunse la conoscenza generale, come canonica, fino alla fine del quarto secolo (Interp. Dict., ibid.).
I problemi venuti fuori con Ebrei, nacquero poiché Paolo sembra non avergli dato la stesura finale. Il vero motivo è descritto sopra. Fu ampiamente utilizzato dal 95 d.C. e sembra vicino a Romani, nell’ordine di uno dei papiri più antichi. Perché ha raggiunto anticamente un ampio riconoscimento ed ha affrontato l’opposizione? Per quale motivo il messaggio è assolutamente subordinazionista, creazionista e non soddisfaceva i Modalisti e gli Gnostici. Fu tranquillamente dichiarato canonico quando la posizione di Cristo fu elevata in modo certo dai Concili di Nicea e Costantinopoli. E’ un testo fastidioso per i Modalisti, gli Gnostici ed i loro successori, i Trinitari. Il vero obiettivo dello gnosticismo era l’eliminazione della legge dell’Antico Testamento, e fu ostacolato dai testi di Ebrei, Giacomo, Giuda e dalle scritture di Giovanni e Pietro. Per questo motivo furono contrastati in tutte quelle parti in cui i Modalisti/Gnostici vacillavano. Il problema con il canone del Nuovo Testamento è un riflesso delle dispute Cristiane/pseudo-Cristiane della chiesa antica.
Gli studiosi moderni attribuiscono la lettera di Giacomo ad un giudeo Cristiano impegnato nella letteratura e nella filosofia ellenica, e potrebbe risalire alla prima parte del secondo secolo (Interp. Dict., p. 524). La lettera è attribuita a questa persona poiché è sotto forma di diatriba, costruita dopo il modello utilizzato dagli insegnanti stoici. Giacomo fu dunque scartato poiché si presume fosse un ebreo non ben immerso nella filosofia o Stoica o nelle diatribe. Ad ogni modo era assente da alcuni canoni antichi. Le obiezioni, sono in gran parte basate sulla difesa della legge, che gli Gnostici e successivamente gli antinomiani vollero eliminare dalle scritture di Paolo, che Giacomo modificò perfettamente. Paolo è quindi attaccato in quanto spurio. Nella letteratura cristiana non ci sono riferimenti fino al terzo secolo (Interp. Dict., ibid.).
La struttura mentale può essere vista da
questo commento nell’Interpreter’s Dictionary
of the Bible:
I Pietro è un lavoro con lo stesso nome pubblicato in Asia Minore nella prima parte del secondo secolo, forse attraverso Roma. E’ utilizzato da Policarpo ed altri uomini di chiesa Orientali del secondo secolo, ma non ha trovato riconoscimento a Roma ed in occidente (tranne che per Ireneo e Tertulliano) fino a molto tempo dopo. I Giovanni è strettamente legato al Quarto Vangelo e potrebbe essere dello lo stesso autore; aiutato da questa associazione, guadagnò presto un ampio riconoscimento. Le quattro lettere minori (Giuda, II Pietro. Giovanni II e III) non furono mai ampiamente utilizzate, e la loro canonicità rimase in disputa nelle chiese greche fino al quarto secolo (ibid.)
I motivi per cui questa posizione dovrebbe rimanere tale, sono ovvi. I discepoli erano morti quando scriveva Policarpo. Policarpo era il discepolo diretto di Giovanni. Era il discepolo più autoritario in vita a quel tempo. Egli preparò la missione a Lione, a cui Ireneo partecipò. Ireneò inviò dei resoconti a Smirna e non a Roma.
Questa fazione era in disaccordo con Roma ed in genere con la setta orientale. L’eresia del sistema orientale stava per entrare nella chiesa. Questa divisione portò infine all’adorazione della domenica ed i passaggi e le lettere che sostenevano la fazione di Policarpo furono ignorati o criticati. Ireneo mediò in questa disputa. I documenti sulla legge di Giacomo, il punto di vista di Pietro sulla legge, la lotta degli scritti di Paolo e le Scritture furono tutte sminuite. Questo processo iniziò dal 70 d.C.
Appena prima della caduta di Gerusalemme, la chiesa si diffuse e fu protetta. Dalla caduta del Tempio, il canone cominciò ad essere raccolto dalle lettere della chiesa, ma i nuovi problemi della Chiesa richiedevano nuovi testi. Giovanni affrontò dei gravi problemi riguardanti la Natura Divina. I Modalisti, precursori dei Trinitari, penetrarono la chiesa e causarono una grave divisione con ciò che Giovanni identifica come la dottrina dell'Anticristo. In origine la disputa influenzò il testo di 1Giovanni in 1Giovanni 4:1-2. Il testo originale identifica la dottrina come segue:
Così conosci lo spirito di Dio: Ogni spirito che confessa la venuta di Gesù Cristo nella carne è di Dio; Ogni spirito che separa Gesù Cristo non è di Dio ma è dell’Anticristo (ricostruito da Ireneo, Cap. 16:8) (ANF, Vol. 1, p. 443).
Ci troviamo quindi di fronte alle antiche influenze sui testi biblici per condizionare le antiche dottrine e poter dire che Cristo non era veramente morto ma era parte della Natura Divina per far in modo che rimanesse separata e non morisse. Questo fu affermato dai Modalisti i quali dissero che il Padre, il Figlio e lo Spirito santo erano aspetti di un essere che si manifestò in queste forme per motivi specifici. Questo concetto fu modificato nelle tre differenti persone della Natura Divina, affermate da Costantinopoli, ma il reale ruolo dello Spirito non era ancora accettato nelle forme in cui Atanasio aveva sperato. Tuttavia, in questa prima fase gli argomenti erano semplici ed ancora in fase di sviluppo da parte degli pseudo-Cristiani sotto lo Gnosticismo.
Giovanni dovette essere rifiutato, come lo fu per altri testi. Il testo di 1Giovanni è simile al vangelo di Giovanni e, anche se non usa il suo nome fa riferimento a se stesso in terza persona ed è coerente con lo stile dei vangeli. Si pensa che 1Giovanni sia stato scritto alla fine del primo secolo Cristiano, momento in cui Giovanni era in esilio e scriveva da Patmos. 1Giovanni è visto come un accompagnamento al vangelo e si pensa che sia indirizzato agli eretici gnostici, che negarono la natura assoluta dell’incarnazione (vedi Annotated RSV).
Si afferma che 2Giovanni venga dalla stessa penna che ha scritto il vangelo e 1Giovanni. A differenza di 1Giovanni, che era un’epistola generale, questo testo fu scritto per una chiesa specifica, probabilmente in Asia Minore. Fu anche scritta verso la fine del primo secolo, in altre parole, alla fine della vita di Giovanni. 3Giovanni è scritto per una persona. L’approssimata organizzazione della chiesa, qui mostra potrebbe essere stato scritto anticamente nella storia e la sua posizione 3Giovanni, deriva senza dubbio dal significato delle lettere precedenti.
Il libro di Giuda è attribuito a Giuda, il fratello di Giacomo e di Cristo, e scritto circa nell’anno 80 d.C. S’insegna che Giacomo fu ucciso nel 62/63 d.C. a Gerusalemme e che Giuda abbia preso la posizione di controllo. Questo sembra confermato dal ruolo della famiglia di Cristo nella chiesa giudea poco tempo dopo. La presunta dipendenza di 2Pietro da Giuda è data come ragione per l’autorità di 2Pietro sui discepoli di Pietro. Nel rapporto tra 2Pietro 2:1-8 e Giuda 4-16 ci sono delle similitudini nei riferimenti alla sequenza delle attività di Dio, ma ci sono alcuni dubbi che questa sequenza sia stata sviluppata in tutte le direzioni e scritta dai discepoli. Questo non è sufficiente ad attribuire altre autorità. Sia come sia, il caso dell’ispirazione non è minimizzato dalla ripetizione di un discepolo. Policarpo era il discepolo di Giovanni e la sua posizione nelle controversie quartodecimane sulla Pasqua ebraica erano corrette.
L’Interpreter’s Dictionnary of the Bible si riferisce al lavoro di Edgar J. Goodspeed che cerca di dimostrare che l’autore di Efesini non era Paolo. Ma egli era anche il collettore e l’editore delle lettere paoline, ed usò Efesini come introduzione generale alla raccolta (vedi p. 522). Si pensa che egli fosse Onesimo, l’ex schiavo in fuga. Onesimo è identificato da alcuni come quello che Ignazio conosceva come vescovo d’Antiochia circa cinquanta anni più tardi (vedi anche Filemone).
2Pietro è attribuito ad un altro per il messaggio. Ha due obiettivi:
1. Enfatizzare la fede nella seconda venuta di Cristo; e
2. Avvertire degli insegnanti falsi.
In questo testo enfatizza i testimoni apostolici come base del proclama della chiesa. Lo fa riferendosi alle profezie dell’Antico Testamento. Egli spiega perché la seconda venuta non è imminente ma ritardata dalla pazienza e dalla sopportazione di Dio. Era necessario poiché i falsi insegnanti stavano disgregando la chiesa e trasformando la dottrina a loro vantaggio (2Pt. 2:2, 10, 13-14). Qui il concetto del mondo che stava andando in tribolazione, con gli eletti e Lot salvati, diventa un punto d’insegnamento. Enfatizza la piccola natura degli eletti e la portata di distruzione che non era accettabile dalla società come non lo è ora. La lettera fu esaminata in tempi antichi ed oggi si è accettato (e.g. Oxford Annotated RSV; vedi Introduction) il fatto che non è un lavoro di Pietro. Gli studiosi affermano che :
Dipende dalla lettera di Giuda (confronta 2:1-8 con Giuda 4-16) e l’autore si riferisce a tutte le lettere di Paolo (3:15) in un modo che presuppone non solo che essi erano stati uniti in una raccolta, ma che erano considerati come uguali alle “altre scritture” – condizione che non esiste in tutta la vita di Pietro. La maggior parte degli studiosi, considerarono la lettera come il lavoro di una persona che era profondamente indebitata con Pietro e che la pubblicò con il nome del suo maestro, nella prima parte del secondo secolo. Perciò bisognerebbe tenere a mente le seguenti considerazioni. (1) Anticamente, la paternità di opere di pseudonimi era una convenzione letteraria ampiamente accettata. Per questo l’uso del nome di un apostolo nel riaffermare i suoi insegnamenti, non era considerato come disonestà ma semplicemente come un modo di ricordare alla chiesa quello che aveva ricevuto da Dio attraverso quell’apostolo. (2) L’autorità dei libri del Nuovo Testamento non dipende dalla loro paternità umana, ma dal loro significato intrinseco, che la chiesa, sotto la guida dello spirito, ha riconosciuto come voce autentica dell’insegnamento apostolico. Quindi, per questo motivo, quella che è tradizionalmente conosciuta come la Seconda Lettera di Pietro era inclusa nel canone delle antiche Scritture (ibid.)
La Bibbia degli antichi Cristiani era l’Antico Testamento (“Tm. 3:15-17). Le parole di Gesù avevano la stessa autorità di queste parole (Atti 20:35; 1Cor. 7:10, 12; 9:14; 1Tm. 5:18). Parallelamente alla diffusione orale degli insegnamenti di Gesù, ci furono interpretazioni apostoliche della sua persona e del significato per la vita della chiesa…
Durante il corso del secondo secolo, la maggior parte delle chiese vennero a conoscenza del canone che comprendeva gli attuali quattro Vangeli, gli Atti, le tredici lettere di Paolo, 1Pietro e 1Giovanni. Mancava ancora il riconoscimento generale di quattro libri: Ebrei, Giacomo, 2Pietro, 2 e 3Giovanni, Giuda ed Apocalisse.
Apocalisse, probabilmente composta verso la fine del primo secolo, raggiunse rapidamente un’ampia popolarità; ma la sua autorità fu contestata dai critici alessandrini, fu invalidata per un lungo periodo dalla reazione del chiliasmo, e nel quarto secolo in Oriente la sua canonicità era ancora in discussione (interp. Dict., p. 524).
Se incontravo un discepolo degli anziani, gli chiedevo delle parole degli anziani – ciò che disse Andrea o Pietro, Filippo o Tommaso o Giacomo… o chiunque dei discepoli del Signore, e le cose che dissero l’anziano Aristione e l’anziano Giovanni, furono anche dette dai discepoli del Signore. Poiché non pensavo che ciò che si apprendeva dai libri mi avrebbe dato tanto profitto quanto la voce durevole. (Euseb. Hist. III.xxxix.4).
La prova di Giustino Martire, mostra che alcuni passaggi dalle “memorie degli apostoli, che sono chiamate vangeli” erano lette liturgicamente nella chiesa, insieme o a volte al posto, delle letture dei Profeti; e questo indicherebbe certamente che i vangeli erano consciamente o inconsciamente considerati come scritture sacre. Ma c’erano ancora grandi varietà di comportamento e pratica riguardo ad esse, ne è certo quale vangelo o quanti di essi erano in uso nelle varie località (p. 523).
Luca 1:1-2 1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola; (KJV)