Chiese Cristiane di Dio

[164]

 

 

 

La Bibbia [164]

(Edizione 1996051819990920)

La Bibbia cristiana è la parola ispirata di un Dio amorevole ed onnipotente come affermano alcune persone o è semplicemente una raccolta di scritture di uomini saggi come dicono altri? Questo documento è la risposta ad una richiesta fatta da una gilda della Chiesa Cattolico Romana, che insegna che la Bibbia non è l’unico canone della fede.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Bibbia [164]


Siamo stati contattati da una gilda della Chiesa Cattolico Romana. Sembravano pensare che coloro i quali credevano che la Bibbia fosse la parola ispirata di Dio avevano torto. Il portavoce scrisse:

Avete informazioni che dimostrano perché voi credete che la Bibbia sia ispirata? (La nostra posizione sarebbe senza dubbio diversa). Vorremmo anche sapere se ci sono delle prove bibliche che dimostrano che essa sia l’unica regola della fede e perché questa dottrina non fu creduta da nessuno fino a che Martin Lutero la proclamò 1500 anni dopo Cristo. Si sono sbagliati tutti per 1500 anni? Se la Bibbia è l’unica regola di fede, come hanno fatto gli antichi Cristiani, che vissero prima che il Nuovo Testamento fosse reso ufficiale a Costantinopoli nel 381, a conoscere gli insegnamenti di Cristo? Affermiamo che questa dottrina non è biblica, ma è, al contrario, la dottrina di Lutero.

 

Questa lettera contiene anche l’affermazione interessante che:

La Chiesa Cattolica, nei suoi insegnamenti, non afferma che l’autorità cambia la dottrina della Bibbia, ne lo ha mai fatto. Per la questione del cambiamento del Sabbath, crediamo che non ci sia una dottrina di Cristo che chieda di restare al sabato. In quanto cattolici, affermiamo che, poiché non è una questione dottrinale, la Chiesa ha l’autorità di cambiarlo e questa autorità gli è stata data da Cristo. La Resurrezione di Cristo e tutto ciò che include è il motivo centrale per il cambiamento.

 

Questa è la classica posizione di cui parla il profeta Daniele quando disse della quarta bestia, che stava per essere il sistema romano succeduto a quello greco, che era la terza bestia. La quarta bestia [romana] cercò di cambiare i tempi e la legge.

19 Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto terribile, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo e che mangiava e stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava; 20 intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che parlava con alterigia e appariva maggiore delle altre corna. 21 Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, 22 finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno. 23 Egli dunque mi disse: "La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà. 24 Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re 25 e proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo. 26 Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. 27 Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno". 28 Qui finisce la relazione. Io, Daniele, rimasi molto turbato nei pensieri, il colore del mio volto si cambiò e conservai tutto questo nel cuore. (KJV)

 

In questo passo di Daniele, ci sono due elementi del lavoro di questa bestia. Cercano, in primo luogo, di cambiare i tempi ed in secondo luogo la legge. Il sistema fu dato nelle loro mani per logorare i Santi dell’Altissimo per un tempo, tempi e metà tempo che rappresenta 1260 giorni dell’anno profetico. Questo arco di tempo raggiunse il suo apice di potere dal 590 d.C. con la dichiarazione del Sacro Romano Impero e durò fino al 1850 quando l’impero si dissolse per le guerre rivoluzionarie in Italia. Questo sistema stava per essere totalmente distrutto e adesso sta crescendo.

 

Qui siamo interessati alle relazioni con i testi della Bibbia. I concetti che si nascondono dietro queste affermazioni sono circolari nel loro processo, ma fondamentalmente derivano dall’incapacità di capire la natura e le attività di Dio attraverso il Suo Messia ed i Suoi servi, i profeti. Il fatto che il quarto comandamento di Dio possa essere considerato al di fuori dell’insegnamento biblico, è per qualcuno una sconvolgente eresia.

 

Anche la dichiarazione, mostra una mancanza di comprensione della posizione della Chiesa romana, in rapporto al potere percepito per cambiare le leggi di Dio in base all’autorità presumibilmente data da Cristo. Tutto ciò deriva dalla posizione dottrinale della Trinità che cerca di elevare Cristo a Dio; è il motivo preciso per cui è stata creata la dottrina Trinitaria iniziata dal popolo della Cappadocia. Come sappiamo, e come Bachiocchi ha sottolineato, il cambiamento dal sabbath alla domenica risiede nell’autorità dei concili della Chiesa cattolica, sia romana, sia greca, sia ortodossa, di cambiare il giorno di adorazione della Chiesa dal Sabbath, come scritto nei comandamenti, alla Domenica, derivata da altre influenze. Questo cambiamento risiede nei Concili e in nessun altra autorità. I Protestanti, infatti, avrebbero avuto grandi difficoltà con le affermazioni di  questa organizzazione cattolica, nel cercare di affermare il cambiamento di alcuni fondamenti biblici, di cui non c’è niente. Dipendere dall’autorità dei Concili della Chiesa cattolica, nelle sue varie forme ortodosse, romane ed anglicane, rappresenta un anatema per la maggior parte dei Protestanti.

 

Martin Lutero era un Protestante, dal Cattolicesimo atanasiano, e non faceva quindi parte della Chiesa di Dio. La Chiesa ha sostenuto la dottrina dell’ispirazione della Scrittura da quando fu data tramite Cristo con gli apostoli. Al tempo della Riforma, la Chiesa non vedeva Lutero come parte di essa. Infatti egli e la Riforma protestante divennero un serio problema per la Chiesa di Dio, per il suo superficiale anti-cattolicesimo che non riuscì a ritornare agli insegnamenti di Augusto e dunque fallì nel suo obiettivo.

 

L’insegnamento che sviluppa la visione della Scrittura, è un punto di vista moderno basato sulla teoria delle religioni che si sviluppano. L’argomento secondo cui la Bibbia è un lavoro deriva dal criticismo dei testi moderni. The interpreter’s Dictionnary of the Bible (Abingdon, Nashville, 1962, Vol. 1, art. Canon of the Old Testament, pp. 498 e seguenti) afferma che nessun libro è considerato come la parola di Dio prima del 621 a.C., in base alle parole di 2Re capitolo 22 e 23. Questo punto di vista sembra essere basato sui ritrovamenti del Libro della Legge nel tempio per opera di Hilkiah, il sacerdote che lo diede in carica agli scribi per il re, che poi risultò nella riforma di Giosia. Sembra anche essere basato sul fatto che il libro della Legge non era stato seguito. Questo è puro nonsenso. In 2Re 23, la Bibbia spiega solamente i livelli della degradazione idolatra in cui la nazione era affondata. I sacerdoti sacrificavano a Baal ed a Asera; il Tempio era diventato pieno di idoli e Asera con i prostituti vivevano in case dentro al Tempio mentre le donne tessevano per Asera o phalluses (2Re 23:7). La profanazione continuò attraverso Giuda ed i bambini erano sacrificati a Molech a Topheth, nella valle del Ben-Hinnom (2Re 23:10). La spiegazione più corretta è che la Legge ed i testi in quel tempo, erano già antichi ed erano messi nel Tempio per sicurezza. Il popolo in generale scese ad incredibili livelli di depravazione ed idolatria. Il sacerdote Hilkiah era un servo fedele che tenne protetti i testi e li portò all’attenzione di Giosia, attraverso gli scribi, che sperò avrebbero agito in base ad essi. La restaurazione di Giosia coinvolse gli elementi di tutta la legge compreso Deuteronomio, quindi sappiamo che al tempo di Giosia, il Pentateuco era un libro completo.

 

La moderna visione evolutiva, che nega l’antico completamento del Pentateuco, è forse illustrata meglio nei commenti dall’Interpreter’s Dictionary of the Bible (at p. 500).

L’antica letteratura degli Israeliti , risalente al tempo di Mosè o ancora prima, è fatta di poemi (Gn. 4:23-24; Es. 15:21; Nm. 21:17:18) e di leggi del deserto (Es. 21:12; 15:17; 22:19; Lv. 20:10-13) o parla di Canaan (il Codice dell’Alleanza: Es 21:2-11, 18_22; 21:26, 22:17; ed il dialogo rituale: Es. 23:12, 15-17; 22:29-30, 18-19).

 

Tra Mosè e Salomone furono composti The song of Deborah ed altri poemi, come le due elegie di Davide (II Sm. 1:18-27; 3:33-34); e la storia di Adamo, dei patriarchi e quella dei giudici fu fatta circolare oralmente. Il meglio della scrittura di prosa iniziò nel tempo di Salomone (ca. 975-935 a.C.) e dalla fiction raggiunse (le storie su Sansone in Giudici 13-16) brillanti livelli di scrittura storica (la biografia di Davide, scritta probabilmente da Ahimaaz figlio di Zadok. I migliori poemi di questo periodo sono Gn. 49; Sal. 24:7-10.

 

La migliore letteratura del Regno del Nord (935-722) è scarsamente preservata in alcuni poemi (Nm. 23:7-10, 18-24; Dt. 33; Sal. 45), in ciò che rimane della Storia dei Re d’Israele, nelle storie di Elijah, nel Documento E del Pentateuco, nell’antica fonte di Giosuè e Giudici e negli oracoli profetici di Osea. A quel tempo, tranne il documento J ed alcuni ottimi oracoli profetici (Amos, Isaia, Mica), la letteratura del Regno del Sud non era brillante allo stesso modo. Il periodo classico giunse alla fine con Giuda e la caduta di Gerusalemme nel 586 a.C., ma include un capolavoro poetico (Na. 1:10 e seguenti) e la più antica e brillante parte di Proverbi (Cap. 25-27).

 

Dopo Geremia, la profezia cominciò a declinare (Sofonia, Habakkuk) ma ispirò il libro della legge (Dt. 5-26; 28), trovato nel tempio nel 621 a.C.. Anche le parti del pentateuco e dei libri storici scritti in questo periodo sono inferiori alla prosa antica.

 

Ad eccezione di Giobbe e della seconda parte di Isaia (Isa. 40-55), il sesto secolo manca di lavori eccellenti: alcuni salmi, proverbi, ed il libro di Lamentazioni illustrano la poesia prolissa e pretenziosa del tempo; Ezechiele, Haggai e Zaccaria illustrano il declino della profezia; il Codice di Santità (Lv. 17:26) illustra la legge di questo periodo.

 

I due secoli che seguono mancano completamente di capolavori – la miglior prosa è ritrovata in Neemia, Rut, e Giona; il Codice Sacerdotale (ca. 450) e l’edizione finale del Pentateuco (ca. 400) furono epocali, e furono fatali alla profezia (Is. 56-66; Obadiah; Malachia; Gioele; ed aggiunte ai libri profetici), che alla fine di questo periodo divennero apocalisse. La poesia (Dt. 32; Es. 15:1-8; Na. 1:1-9; Eb. 3; Sm. 2:1-10; molti salmi e proverbi) è sempre più elaborata e pomposa.

 

Nel terzo e nel secondo secolo, la miglior poesia è nel Cantico di Salomone, Ecclesiastico, Ecclesiaste, e gli antichi salmi; la miglior prosa è in Cronache ed in Ester; Daniele è la straordinaria apocalisse (a parte Isaia 24-27; Zc.  9-14); l’edizione finale dei libri profetici (Isaia, Geremia, Ezechiele ed i profeti minori) ca. 200 a.C. segna la fine della profezia.

Le affermazioni secondo cui Geremia ispirò i libri della legge è una congettura oltraggiosa. Dovrebbe essere preso come ovvio, il fatto che la restaurazione di Giosia coinvolse elementi della legge che erano contenuti in ogni testo compreso Deuteronomio.

 

Qual è la posizione della Bibbia? Cosa dice Dio attraverso i suoi servi, i profeti?

 

La posizione della Bibbia

La Bibbia è il respiro di Dio (SGD 2315). Tutte le scritture sono date dall’ispirazione di Dio. La comprensione è data all’uomo attraverso l’ispirazione di Dio. Non potete comprendere la Bibbia se la vostra mente non è aperta ai misteri di Dio. Agli eletti è data la comprensione dei misteri del regno di Dio e del cielo (Mt. 13:11; Lc. 8:10). Gli eletti, dal loro battesimo, e con gli anziani, sono resi amministratori dei misteri di Dio (1Cor. 4:1; 13:2) (vedi il documento I Misterio di Dio [131]).

 

Cristo insegnò che la Scrittura non può essere violata (Gv. 10:35). Deve essere compiuta (Atti 1:16). Cristo stesso era parte del compimento (Gv. 13:18; 17:12; 19:24,28,36-37; 20:9). Cristo disse che non un acca (punto) o un trattino (segno) (le parti più piccole dell’Antico Testamento) passerà dalla legge fino a quando tutto sarà compiuto (Mt. 5:18; Lc. 16:17). La legge reale è in accordo con la Scrittura (Gc. 2:8,23) e la Scrittura non è inutile (Gc. 4:5). Pietro ne parlò (1Pt. 2:6) e sostenne che la profezia o la Scrittura non era parte di nessuna interpretazione privata (2Pt. 1:20).

 

Questo conferisce la raccolta della Bibbia ad altre autorità? Quando fu stabilito l’insegnamento contro l’ispirazione della Bibbia e la sua posizione come base della fede?

 

Sappiamo che da tempi antichi il canone dell’Antico Testamento fu rispettato come parola di Dio. L’inserimento delle tavole della legge nell’Arca dell’Alleanza e le scritture della legge a fianco dell’arca, erano istruzioni che furono seguite da Israele ed erano già antiche al tempo di Giosia.

 

Gli antichi presero come un fatto che gli esseri celesti poterono e rilevarono se stessi agli uomini (Es. 33:11; Iliade 1:193-218 etc.; Gilgamesh Epic, libro 6). Dio rivelò anche Se stesso nelle visioni (1Re 22:19-22; Is. 6; Gb. 4:12-17) e nei sogni ( Gn. 28:12-15). Questa capacità fu data anche dagli anziani all’Esercito (Iliade I:63; II:5-15; Gudea Cylinder A, cols I-VII). Più comunemente la divinità parlò attraverso i suoi servi, i profeti (e.g. nella Bibbia Amos 3:8; 7:15-17 etc.). Questa funzione fu anche compresa da Virgilio (Eneide VI:45-97 etc.). La divinazione in tutti e due i modi naturali, vale a dire, sotto ispirazione divina e attraverso sistemi artificiali utilizzando il presagio, era anche utilizzato per determinare la volontà di Dio (1Sal. 28:6) ed anche dell’Esercito (vedi Cicerone On Divination II:26).

 

Quindi l’ispirazione era data per certa dagli antichi ma l’ispirazione divina di Geova o del suo angelo fu distinta (e.g. per le tavole in pietra (Es. 31:18)). Geova era anche distinto dalle azioni di un veggente, dal testo in 1Samuel 9:9 che i praticanti di magia denunciarono in Deuteronomio 18:9-12.

 

La Scrittura canonica, ha la sua origine nei profeti ed è approvata dal Re, dai sacerdoti e dalla congregazione. La parola profeta significa ciò che è entrato ed è spesso utilizzata per messaggi impopolari (Ger. 20.7-9). La prima persona (il I) in questi testi e geova (Amos 4:6-11; 5:21-24 etc.). Il Dizionario per interpreti della Bibbia (p. 501) sostiene che il profeta Amos (ca. 750 a.C.) non fu ispirato fino a cinque secoli dopo. Grande preoccupazione fu presa da un lavoro che non era ispirato, se questo è il caso. Simili commenti, tuttavia non danno credito alla struttura della congregazione di Dio, ne alla Sua interazione con essi.

 

Il canone ispirato nacque da Mosè e finì con Esdra e Neemia (Fl. Gius. Apion I:viii, 2Esdra 14:44-46; cfr. Sal. 74:9; 1Mc. 4:46; 9:27; 14:41; cfr. Interp. Dict., p. 501). Le scritture apocrife non erano viste come parte del canone fino a che non furono incluse nel sistema romano. Fu infine determinato il canone giudaico e fu chiuso per sempre dal 90 d.C. (vedi Interp. Dict., p. 514).

 

L’Antico Testamento iniziò con la storia delle nazioni in Genesi e trovò forma come libro con la legge sia dentro (Dt. 10:5) che fuori l’arca (Dt. 31:26).

 

Il Canone ebraico

 Il Canone ebraico è formato da una serie di categorie:

1.      La Legge o Torah

Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.

2.      I Profeti o i Nebhi’im

Gli antichi profeti: Giosuè, Giudici, Samuel, Re.

I profeti recenti: Isaia, Geremia, Ezechiele, i dodici profeti minori.

3.         Le Scritture o le Ketubbhim

Poesia: Salmi, Proverbi, Gb.

Le Cinque Pergamene: il Cantico di Salomone, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester.

Profezia: Daniele.

Storia: Esdra-Neemia, 1-2 Cronache.

Nel Talmud (Baraita B.B 14b) l’ordine è il seguente: Pentateuco, i Profeti (Giosuè, Giudici, Samuele, Re, Geremia, Ezechiele, Isaia, i profeti minori), le Scritture (Ruth, Salmi, Giobbe, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico di Salomone, Lamentazioni, daniele, Ester, Esdra [e Neemia], Cronache).

 

Per ordini divergenti nei libri e nei manoscritti, vedi S. Singer, ed., L’Enciclopedia Giudea, III, 144. Per l’ordine nel LXX vedi H.B. Swete, Introduzione all’Antico Testamento in Greco (1914), pp. 201-214 (cfr. Interp. Dict., p. 514).

 

Questi libri dell’antico Testamento, furono chiamati dai Giudei gli Oracoli di Dio (Theou Logia) (Aristea 177). Filone li chiama Oracoli divinamente rilevati (Legazione a Caio 31 [II, 577, Mangey]). Giuseppe li chiama decreti di Dio (Apion I, viii).

 

Questo segue il sentimento all’interno della Bibbia stessa, che è la parola di Dio (Es. 20:1, 22; 21:1; 25:1; Lv. 1:1; 4:1; 6:1; 8:1; etc.; Ger. 1:1-2; Ez. 1:3).

 

 L’Interpreter Dictionary of the Bible sostiene, dal testo della restaurazione di Giosia, che i profeti decisero se un libro era divinamente ispirato o no (2Re 22:14-16), ed erano dichiarati canonici dal re e dal popolo (2Re 23:2-3) o dal clero e dal popolo (Ne. 10:28-29). Questa è un’invenzione. Giosia ed il popolo si pentirono dei loro peccati quando videro che la nazione era caduta in una così grande apostasia. Essi rinnovarono l’alleanza che i loro padri avevano fatto con Dio sotto l’antico Libro della Legge. Questo rende assurda l’ipotesi di sviluppo e quindi bisogna sceglierne un’altra per il testo, che vada al di la delle semplici parole, che sono assurde. Senza dubbio la canonicità dei testi era accettata o approvata dal re e dal popolo ma ciò non cambiava l’antica natura del testo, o la sua canonicità principale (Sal. 119 riferimento). Il testo della canonicità era contenuto in Isaia 8:20; i.e. che deve essere in accordo con la legge e la testimonianza. Quindi non ci può essere un lavoro ispirato che contraddice la legge o che sia stato accettato ed ispirato ai testi canonici.

 

Le autorità rabbiniche sostennero che, la legge o la Torah insieme al pentimento, al paradiso (Eden), alla Gehenna, al trono di gloria, al tempio celeste ed al nome del Messia, furono creati prima del mondo. Il testo che lo prova è Proverbi 8:22. Si sosteneva che la saggezza fosse identica alla Torah (Baraita Pesakhaim 54a). Questo è necessariamente così, poiché la legge deriva dalla natura di Dio (vedi il documento La Distinzione nella Legge [096] e la serie sulla legge in generale). Si sostiene quindi che la legge preceda la creazione fisica. E’ legata ai problemi che notiamo con l’Esercito caduto, dal suo rapporto con il Tempio celeste. L’Eden o il paradiso è anche una cosa celeste così come l’oggetto fisico che vedemmo con Adamo.

 

Per il Giudaismo, la Torah è il corpo interno del canone. Niente di quello che è contenuto nella Torah è rivelato attraverso i profeti. Essenzialmente questo è lo stesso sentimento espresso da Cristo in Matteo 22:40.

Matteo 22:38-40 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti. (KJV)

 

Quindi i due grandi comandamenti rafforzano i dieci comandamenti. Diventano la parte centrale della fede. I dieci comandamenti divennero il perno su cui la legge fu data e sviluppata. Tutta la legge e la testimonianza sono in accordo con questi principi e non ci possono essere contraddizioni. Nessun profeta può parlare contro di essi e restare tale (Is. 8:20). Il re stava esercitando la funzione di una corte suprema (2Sam. 15:2-6), ma egli non era al di fuori di essa poiché ne era legato (2Sm. Cap. 11-12).

 

Le tradizioni (B. B 14b-14a) attribuiscono ruoli importanti nella canonizzazione di Ezechia e del suo college nella raccolta di Isaia, Proverbi (cfr. Prv. 25:1), il Cantico di Salomone ed Ecclesiaste. Agli uomini della Grande Sinagoga sono attribuite le compilazioni di Ezechiele, dei dodici Profeti minori, di Daniele, ed Ester. A Neemia è attribuito il completamento dell’Antico Testamento (cfr. 2 Mc. 2:13), che è anche attribuito a Giuda Maccabeo (2Mc. 2:14) ed anche ad Esdra (2Esd. 14).Si suppone che tutto l’Antico Testamento sia stato completato e canonizzato nel periodo di Esdra e Neemia, nel regno di Artaserse (Fl. Gius. Apion I. viii) (considerato erroneamente Artaserse I,  e.g. dal Interp. Dict. – vedi il documento Il Segno di Giona e la Storia della Ricostruzione del Tempio [013]). Si sostiene anche la chiusura sia avvenuta nel periodo di Alessandro il Grande (Sdere Olam Rabba 30). Quindi gli ultimi profeti furono Haggai, Zaccaria e Malachia. Esdra e Neemia furono rappresentanti di Dio. Neemia era il primo consacrato di daniele 9:25 (vedi il documento Il Segno di Giona e la Storia della Ricostruzione del Tempio [013]).

 

Con Neemia ed Esdra, le Scritture furono canonizzate in modo definitivo e completo e la cronologia continuò fino alle settanta settimane degli anni, finite con la distruzione del Tempio e la dispersione di Giuda e della sua autorità. Le tradizioni sostengono che lo Spirito santo se ne andò da Giuda al tempo di Esdra/Neemia e la profezia cessò. Naturalmente, questo tentò di ridurre l’impatto di Giovanni Battista, del Messia e degli apostoli. Ma il fatto che Giuda non ebbe più a che fare con Dio, se non attraverso Giovanni Battista, e quindi la Chiesa da Cristo, è vero. La decisione di chiudere il canone per sempre fu fatta nel 90 d.C. (Interp. Dict., ibid., p. 514), venti anni dopo la distruzione del Tempio. Pose efficacemente fine alla responsabilità di Giuda per gli oracoli di Dio e Dio rivelò tutte le profezie attraverso la Chiesa, che costruì con gli apostoli e con Giovanni nel 95 d.C. circa.

 

L’Antico Testamento fu considerato come una Scrittura ispirata al Giudaismo (Filone  On Flight and Finding I. 4 [546]; On the Special Laws 39, ss 214 [243]; I Clem. 45:2; 53:1) agli apostoli e alla chiesa in genere fino al tempo di Origene (Gv. 2:22; Atti 8:32; 2Tm. 3:16 etc. Interp. Dict., p. 499). Paolo si riferisce ad essi come Santi e Sacri (Rm. 1:2; 2Tm. 3:15). Questi erano anche gli scritti (Gv. 5:47). Questa è semplicemente la visione accettata da Israele e dalla Chiesa fino alle fazioni apostate al tempo di Origene (vedi anche Filone The Life of Moses 2.51 ss 290, 292 [179]; Giuseppe Antiq. I. iii. 13; X. Iv. 210, etc.). La sua compilazione ed accettazione da parte della Chiesa come libro, era fuori dubbio (Mc. 12:26; Lc. 3:4; 4:17; 20:42; Atti 7:42; Gal. 3:10 etc.; vedi anche Clem. 43:1; M. Yadaim 3.2, 5; 4:6; Shab. 16:1; ‘Er. 10:3; etc.).

 

Successivamente i Giudei si riferirono al testo come Ciò che si legge (cfr. Corano) è anche ciò che si scrive, il libro ed anche i ventiquattro libri. La Bibbia ebraica conta ventiquattro libri che sono divisi in tre parti, come abbiamo visto: la Legge, I Profeti e gli Scritti. Questi tre gruppi rappresentano la forma accettata e compaiono nella traduzione greca del lavoro Ecclesiasticus (ca. 132 d.C.) come La legge i profeti e gli altri libri dei nostri padri.

 

La Bibbia cristiana segue la suddivisione greca e latina per i 39 libri, considerando Samuele, Re Cronache ed Esdra-Neemia come due opere ed i profeti minori come dodici libri. I lavori apocrifi non erano compresi o accettati dalla Chiesa fino ai successivi concili, dunque furono solo accettati da alcuni ateniesi.

 

Il Nuovo Testamento

Le scritture del Nuovo Testamento furono messe insieme dalla Chiesa, come una raccolta dei punti di vista degli apostoli su ciò che costituì la volontà ispirata di Dio. Queste furono aggiunte all’Antico Testamento per formare ciò che noi conosciamo come la Bibbia. Era basato su alcuni punti di vista dell’Antico Testamento e delle leggi di Dio – vale a dire era la volontà ispirata di Dio, come rivelata attraverso i suoi servi, i profeti.

 

Davies afferma, nel suo riassunto della questione della Legge nel NT (interp. Dict., Vol. 3, p. 102) che:

Tutti affermano che la legge, fin tanto che è espressione della santa volontà di Dio, resta valida, radicalizzata e, allo stesso tempo, relativizzata dall’affermazione assoluta dell’amore.

 

La storia del canone della Bibbia può essere ritrovato nel lavoro del Vescovo Westcott sulla storia del Canone. Le affermazioni della chiesa sulla superiorità del Nuovo Testamento sull’Antico Testamento, sono false. La Chiesa vide il Nuovo Testamento come la continuazione della Scrittura e la rivelazione di Dio. Sostenne l’autorità sull’Antico Testamento, ma non lo contraddisse mai, né eliminò la sua forza. Il successivo sistema ortodosso sostenne un simile punto di vista, ma non fu mai iniziato o sostenuto dalla Chiesa antica.

 

Alcuni cattolici moderni sostengono che il Concilio di Costantinopoli stabilì al Bibbia dalle sue delibere, e che prima di quella data la Bibbia non era stata stabilita completamente. Questo è totalmente falso. In basso nel contesto, ci si riferisce al Quinisesto Concilio di Costantinopoli del 642.

 

Le chiese dell’era moderna sono sostanzialmente in accordo su ciò che costituì il canone del Nuovo Testamento, in tutti i suoi ventisette libri, e quest’accordo è rimasto costante durante l’incredibile scisma che ha colpito la chiesa ortodossa dal quinto secolo, al nono secolo ed alla Riforma protestante. Le Chiese di Dio sono state anche in accordo sui canoni del Nuovo Testamento per più di duemila anni.

 

L’Interpreter’s Dictionary of Bible, nel suo articolo Canone del NT, a pagina 520 e seguenti, afferma:

In sostanza questo accordo fu conseguito alla fine del secondo secolo; poiché in quel periodo i quattro vangeli, il libro di Atti, le lettere paoline (incluse quelle pastorali ma in genere non Ebraiche) e due o più delle lettere cattoliche (sic) (Giovanni, I Pietro e a volte altre) erano conosciute come Scritture Sacre in ogni chiesa, dove rimasero da parte alcuni libri la cui canonicità era ancora discussa. Ebrei, Giacomo, Giovanni II e III, II Pietro, Giuda ed Apocalisse erano in fine destinati ad essere accettati generalmente; ed un numero piuttosto grande di scritti cristiani ebbero una canonicità temporanea o regionale ma si dimostrarono incapaci di mantenere la loro alta posizione. Alla fine del quarto secolo, i limiti della raccolta furono irrevocabilmente fissati nella chiesa latina ed in quella greca dell’Impero Romano.

 

Il canone della chiesa siriana mostrava ancora delle grandi differenze, ma furono in gran parte superate nel Peshitta (prima parte del quinto secolo), e superate completamente nelle revisioni del Philoxenian (508) e del Harkleian (616) del NT siriano (vedi le antiche versioni § 4). Bisogna dire che queste revisioni non rimpiazzarono il Peshitta nella maggior parte delle chiese siriane, che per questo ancora limitano i suoi canoni del NT a ventidue libri, rifiutando Apocalisse e le quattro lettere minori cattoliche (sic) (Giovanni II e III, II Pietro e Giuda). D’altra parte, il canone etiopico fu ampliato per comprendere otto libri aggiuntivi; ed il NT gotico non incluse mai Apocalisse. Ma queste tre chiese furono separate dal corpo generale della cristianità cattolica da differenze molto più profonde dei disaccordi marginali sui limiti dei canoni.  

 

Bisogna notare che il Peshitta cronologicamente non viene collocato prima del quinto secolo ed appare come distinto dall’antica discendenza siriaca da cui fu prodotto. La differenza tra le due categorie di lettere apostoliche è basata sulla religione e la politica ed in seguito esamineremo i motivi.

 

Esaminiamo ora il processo dello sviluppo del canone nel Nuovo Testamento. Nel farlo, seguiremo, più o meno, l’approccio tradizionale delle divisioni, per rendere altri argomenti più coerenti con il processo che svilupperemo.

 

Il primo punto è che Cristo non ha mai lasciato nessuno scritto. Le sue parole furono scritte dagli apostoli. Questo processo li impegnò alcuni anni, ma non così tanti come la dottrina moderna vorrebbe. Il canone era diviso in tre parti:

1.      L’età apostolica (fino al 70 d.C.)

a.              Gli scritti prima della caduta del Tempio;

b.             Gli scritti dopo la caduta del Tempio.

2.      Raccolta del canone (70 d.C. –150 d.C.)

a.              Raccolta delle lettere Paoline;

b.             Scrittura dei vangeli:

(i)             L’unico vangelo ed i molti vangeli;

(ii)           La nascita dei quattro vangeli;

(iii)          Il vangelo non canonico;

c.              Altri scritti cristiani del periodo:

(i)             Scritti che divennero canonici (come per 1b sopra)

(ii)           Scritti che furono in fine scartati.

3.      Comparsa del canone del nuovo testamento (150-200 d.C.)

a.         La venerazione crescente degli apostoli;

b.         Gli antichi testimoni dei vangeli;

c.         Il canone di Marcione;

d.         Effetti del conflitto con lo gnosticismo ed altri problemi;

e.         Apologisti e martiri (165-180 d.C.);

f.           L’Antico (cosiddetto) Canone cattolico;

g.         Effetti dell’introduzione del Codice.

5. La crescita del canone nella Chiesa siriana fino al 616 d.C.

 

L’età apostolica

Questo era lo stadio iniziale della chiesa. Giuda era ancora in giudizio per le settanta settimane degli anni, da Daniele 9:25-27.

Daniele 9:25-27 25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore". (KJV)

Il giudizio di Giuda non era ancora completo e la distruzione del Tempio fisico non era ancora avvenuta. Nehemiah era il primo consacrato dopo le sette settimane degli anni. La restaurazione sotto Alessandro II vide l’ultimazione del canone con la restaurazione e la ricostruzione delle mura di Gerusalmme. La seconda consacrazione avvenne nel 63 d.C. ed il periodo finale stava per terminare con il Tempio, 70 d.C., in cui ci fu la produzione dell’antico canone del Nuovo Testamento.

 

La Chiesa antica ebbe, come abbiamo visto, gli oracoli di Dio come libri sacri (Rm. 3:2). Questi lavori furono affidati a Giuda fino a che non furono rifiutati e dispersi dal 70 d.C.. Quest’anno divenne la linea di demarcazione per la considerazione degli oracoli di Dio, che originalmente erano stati affidati a Giuda (Rm. 3:2) e dall’espansione della chiesa, vediamo anche che i successivi scritti si distinguono da questi testi antichi, per gli effetti delle eresie entrate nella chiesa, come il modalismo e lo gnosticismo. Quindi, prima del 70 d.C., non ci furono gli stessi problemi incontrati nel periodo successivo, poiché ci fu una resistenza agli scritti degli apostoli. Così parte del testo in 1Giovanni fu riscritto per superare le obiezioni degli eretici sulla dottrina dell’Anticristo, prima che potesse essere accettata nel cosiddetto canone ortodosso.

 

Il fondamento principale della chiesa antica era l’Antico Testamento. Gesù sostenne che le scritture dell’Antico Testamento non possono essere violate ed esprimono la volontà di Dio (vedi sopra).

 

L’Antico testamento è anche diviso in base alla fonte dell’autorità. Il testo ebraico deriva dalle parole di Cristo e degli apostoli. Ciò forse può indicare che gli antichi testi degli apostoli possano essere stati scritti in aramaico. Gli altri testi del Nuovo Testamento scritti da Paolo, Barnaba, Filippo l’evangelista, altre citazioni dalla versione dell’antico testamento dei Settanta, e questo lavoro, rappresentano esclusivamente il testo di riferimento dell’antica chiesa del Nuovo Testamento. Forse fu utilizzato per facilitare la traduzione, a volte senza preoccuparsi del significato ebraico del testo, che l’Interpreter’s Dictionary of the Bible (p. 521) sostiene non abbia importanza nella questione. Questo commento è importante poiché mostra che la comprensione di alcuni punti da parte della chiesa antica era fuori dal contesto e dai paradigmi degli scrittori del ventesimo secolo, quindi essi non potevano capire il vero significato dato dai leader delle chiese della diaspora. Il canone dell’Antico Testamento era alla base della fede. Questo punto di vista fu costante nella chiesa antica. In effetti, se qualcuno non sosteneva questo punto di vista, non era accettato come cristiano.

 

In aggiunta a questi scritti, abbiamo l’influenza dei lavori apocrifi (alcuni dei quali provenivano dalla Septuaginta ed erano originalmente composti in greco) e dei lavori pseudo - epigrafici, citati dagli scrittori della chiesa antica per sostenere le loro posizioni. Dovremmo esaminare questo fattore in seguito.

 

Possiamo quindi concludere che la chiesa originale era una Chiesa basata sugli scritti dall’inizio ed il canone che sosteneva era lontano dall’essere determinato e fissato come santa Scrittura ispirata, che esprimeva la volontà di Dio espressa nella profezia, nella poesia e nella legge.

 

Furono tuttavia degli aspetti diversi, respinti dalla chiesa stessa, a causare il rifiuto del giudaismo. Il primo di questi aspetti, era che la chiesa metteva lo Spirito Santo ed un’enfasi spirituale sugli elementi fisici che hanno paralizzato il Giudaismo. Secondariamente, rifiutava la tradizione scriba, che era stata così strumentale nell’elevare un legalismo fisico soffocante (2Cor. 3:6) al di sopra del semplice piano di salvezza, che Dio aveva stabilito nella Sua legge, nel Suo Sabbath e nei sistemi del Giorno Santo. Egli stabili questo sistema per rivelare il Suo piano all’umanità, e lo fece attraverso il suo vascello scelto, come tutti e due gli elohim d’Israele, che erano il Grande Angelo dell’Antico Testamento ed il Messia del Nuovo Testamento. (come detto in precedenza dall’Antico Testamento). Tutti i membri del Nuovo Testamento furono considerati come ispirati in modi diversi  dall’unico e stesso Spirito attraverso il quale i doni furono distribuiti individualmente in base alla volontà di Dio (1Cor. 12:4-11).

 

Questi uomini non erano schiavi della parola scritta. Erano liberati dalla legge perfetta della libertà (Gc. 1:25 vedi il documento La distinzione nella legge [096]). Essi rifiutarono le tradizioni che annullarono la parola di Dio (Mc. 7:13).

 

Cristo abolì nella sua carne la legge dei comandamenti e le ordinanze che separarono i gentili da Israele, attraverso il suo sacrificio. Egli li rese tutti santi e membri della famiglia di Dio in modo che Dio risieda in tutti nello spirito (Ef. 2:14:22). Questa, in sostanza era la chiesa del Nuovo Testamento – il posto in cui risiede Dio nello spirito essendo sotto la grazia (Rm. 6:14). La visione secondo cui la chiesa antica, dalla grazia, cercò di liberarsi dalla legge dell’Antico Testamento, è erronea e le scritture di Paolo (vedi il documento I Lavori della Legge -o MMT [104]). La chiesa si vide libera dal sistema sacrificale, ma sostenne comunque il piano di salvezza ed osservò le Leggi sul Cibo, i Sabbath, i Noviluni, le Festività ed i Giorni Santi. Tuttavia, era libera dalle restrizioni e Paolo, essendo l’ombra di ciò che avverrà, ordinò loro di far in modo che nessun uomo li giudichi nelle questioni del cibo o del bere, nei Sabbath, nei Noviluni o nelle Festività (Col. 2:16). Il canone dunque fu visto come una manifestazione del sistema che era più grande degli elementi fisici che lo ritraevano. Le divisioni nella chiesa ed il rifiuto finale delle Scritture dell’Antico Testamento da parte della cosiddetta fazione ortodossa è soltanto indicativo del fallimento, per capire il ruolo dato alla chiesa dalle Scritture ed il modo in cui Dio opera. Il vero peso per la chiesa fu la rivelazione delle Scritture, poiché venne espressa nella sofferenza di Cristo e nella conseguente gloria (1Pt. 1:11 cfr. Lc. 24:25-27). Questa divenne la causa dei problemi che il canone affrontò in alcune parti, con il libro Ebrei. Questo testo portò avanti il messaggio dell’Antico Testamento di Cristo come elohim e Messia, da salmi (e.g. Sal. 45: 6-7 in Eb. 1:8-9 e Zc. 12:7-8).

 

Le parole di Gesù Cristo divennero l’interpretazione guida della chiesa antica (Atti 20:35). Quello che viene qui compreso non è come ciò che viene attribuito ad essi dal moderno Cristianesimo. Essi interpretarono i testi dell’Antico Testamento ed interagirono su di essi. Non li soppressero in nessuna fase.

 

I Detti del Messia furono considerati santi. I vangeli furono documentazioni delle parole sante.

 

Furono destinati alla memoria e scritti da coloro che erano coinvolti con Cristo o con i suoi immediati successori (e.g. Luca).

 

Gli scritti degli apostoli prima della caduta del regno furono: Le epistole paoline; i.e. (nell’ordine di pubblicazione) Romani, Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, Tessalonicesi, Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, 1Pietro, 1Giovanni.

 

Si sostiene che le due lettere a Timoteo e quella a Tito, siano nella loro forma corrente, riscritture dell’originale (vedi Annotated RSV, Introduction to 1Timothy). Questo poiché Paolo non utilizza i suoi termini come in precedenza (riguardante la libertà dalla legge, l’unione con Cristo, il potere e la testimonianza dello Spirito). Il termine fede utilizzato ha un significato differente dall’uso attuale. (e.g. come sinonimo della religione cristiana piuttosto che come relazione del credente in Cristo). Questo è tradizionalmente attribuito al cambiamento nell’ambiente e quindi nel vocabolario, nello stile e nel pensiero. E’ anche possibile che il messaggio in Galanati e Colossesi fosse male interpretato dalla cultura moderna, come in questo caso (vedi il documento Le Opere del Testo della Legge – o MMT [104]).  Per non aver capito Paolo in questo testo, essi supposero che il messaggio in Timoteo avesse uno stile diverso e quindi fosse stato scritto da un discepolo di Paolo usando diversi lavori non pubblicati in precedenza, portandoli a trattare con le condizioni che confrontavano la chiesa, una generazione dopo la morte di Paolo.

 

Supposero che fossero state pubblicate con il nome di Paolo, per contrastare le eresie che prevalevano in questo periodo e che risalivano generalmente intorno all’inizio del secondo secolo fino al 150 d.C.. La raccolta delle lettere paoline risale alla fine del primo secolo e furono accettate poiché incorporate in quelle successive (Intrp. Dict.,ibid., p. 524). Non erano contenute nel canone di Marcione, e neanche negli antichi manoscritti delle lettere di Paolo (P46) (c. 200).

 

La paternità di questo pseudonimo è anche attribuita a 2Pietro. La realtà è che la cultura moderna dipende dalle stesse considerazioni antinomiane, come per gli originali discepoli Gnostici, e la comprensione del Misqsat ma’ase ha-torah o MMT fu persa, fino a quando non fu ritrovata nei Manoscritti del Mar Morto. Gli studiosi moderni sostennero che Ebrei fosse il lavoro di un contemporaneo di Paolo. I Concili hanno decretato che Paolo era il suo autore anche se potrebbe non avergli dato la forma finale, che fu data da Apollo, Luca o altri.

Nelle scuole Alessandrine gli fu dato un posto tra le lettere paoline, prima della fine del secondo secolo, e nel papiro di Baettie (P46) è in secondo luogo, subito dopo Romani; ma ad occidente, nonostante il suo ampio uso in I Clemente (ca. 95) ed il forte appoggio di Tertulliano, che lo attribuì a Barnaba, non raggiunse la conoscenza generale, come canonica, fino alla fine del quarto secolo (Interp. Dict., ibid.).

 

I problemi venuti fuori con Ebrei, nacquero poiché Paolo sembra non avergli dato la stesura finale. Il vero motivo è descritto sopra. Fu ampiamente utilizzato dal 95 d.C. e sembra vicino a Romani, nell’ordine di uno dei papiri più antichi. Perché ha raggiunto anticamente un ampio riconoscimento ed ha affrontato l’opposizione? Per quale motivo il messaggio è assolutamente subordinazionista, creazionista e non soddisfaceva i Modalisti e gli Gnostici. Fu tranquillamente dichiarato canonico quando la posizione di Cristo fu elevata in modo certo dai Concili di Nicea e Costantinopoli. E’ un testo fastidioso per i Modalisti, gli Gnostici ed i loro successori, i Trinitari. Il vero obiettivo dello gnosticismo era l’eliminazione della legge dell’Antico Testamento, e fu ostacolato dai testi di Ebrei, Giacomo, Giuda e dalle scritture di Giovanni e Pietro. Per questo motivo furono contrastati in tutte quelle parti in cui i Modalisti/Gnostici vacillavano. Il problema con il canone del Nuovo Testamento è un riflesso delle dispute Cristiane/pseudo-Cristiane della chiesa antica.

 

Gli studiosi moderni attribuiscono la lettera di Giacomo ad un giudeo Cristiano impegnato nella letteratura e nella filosofia ellenica, e potrebbe risalire alla prima parte del secondo secolo (Interp. Dict., p. 524). La lettera è attribuita a questa persona poiché è sotto forma di diatriba, costruita dopo il modello utilizzato dagli insegnanti stoici. Giacomo fu dunque scartato poiché si presume fosse un ebreo non ben immerso nella filosofia o Stoica o nelle diatribe. Ad ogni modo era assente da alcuni canoni antichi. Le obiezioni, sono in gran parte basate sulla difesa della legge, che gli Gnostici e successivamente gli antinomiani vollero eliminare dalle scritture di Paolo, che Giacomo modificò perfettamente. Paolo è quindi attaccato in quanto spurio. Nella letteratura cristiana non ci sono riferimenti fino al terzo secolo (Interp. Dict., ibid.).

 

La struttura mentale può essere vista da questo commento nell’Interpreter’s Dictionary of the Bible:

I Pietro è un lavoro con lo stesso nome pubblicato in Asia Minore nella prima parte del secondo secolo, forse attraverso Roma. E’ utilizzato da Policarpo ed altri uomini di chiesa Orientali del secondo secolo, ma non ha trovato riconoscimento a Roma ed in occidente (tranne che per Ireneo e Tertulliano) fino a molto tempo dopo. I Giovanni è strettamente legato al Quarto Vangelo e potrebbe essere dello lo stesso autore; aiutato da questa associazione, guadagnò presto un ampio riconoscimento. Le quattro lettere minori (Giuda, II Pietro. Giovanni II e III) non furono mai ampiamente utilizzate, e la loro canonicità rimase in disputa nelle chiese greche fino al quarto secolo (ibid.)

I motivi per cui questa posizione dovrebbe rimanere tale, sono ovvi. I discepoli erano morti quando scriveva Policarpo. Policarpo era il discepolo diretto di Giovanni. Era il discepolo più autoritario in vita a quel tempo. Egli preparò la missione a Lione, a cui Ireneo partecipò. Ireneò inviò dei resoconti a Smirna e non a Roma.

 

Questa fazione era in disaccordo con Roma ed in genere con la setta orientale. L’eresia del sistema orientale stava per entrare nella chiesa. Questa divisione portò infine all’adorazione della domenica ed i passaggi e le lettere che sostenevano la fazione di Policarpo furono ignorati o criticati. Ireneo mediò in questa disputa. I documenti sulla legge di Giacomo, il punto di vista di Pietro sulla legge, la lotta degli scritti di Paolo e le Scritture furono tutte sminuite. Questo processo iniziò dal 70 d.C.

 

Appena prima della caduta di Gerusalemme, la chiesa si diffuse e fu protetta. Dalla caduta del Tempio, il canone cominciò ad essere raccolto dalle lettere della chiesa, ma i nuovi problemi della Chiesa richiedevano nuovi testi. Giovanni affrontò dei gravi problemi riguardanti la Natura Divina. I Modalisti,  precursori dei Trinitari, penetrarono la chiesa e causarono una grave divisione con ciò che Giovanni identifica come la dottrina dell'Anticristo. In origine la disputa influenzò il testo di 1Giovanni in 1Giovanni 4:1-2. Il testo originale identifica la dottrina come segue:

Così conosci lo spirito di Dio: Ogni spirito che confessa la venuta di Gesù Cristo nella carne è di Dio; Ogni spirito che separa Gesù Cristo non è di Dio ma è dell’Anticristo (ricostruito da Ireneo, Cap. 16:8) (ANF, Vol. 1, p. 443).

Lo storico Socrate afferma (VII, 32, p. 381) che il passaggio è stato alterato da coloro che volevano separare l’umanità di Gesù Cristo dalla parte divina.

 

Ci troviamo quindi di fronte alle antiche influenze sui testi biblici per condizionare le antiche dottrine e poter dire che Cristo non era veramente morto ma era parte della Natura Divina per far in modo che rimanesse separata e non morisse. Questo fu affermato dai Modalisti i quali dissero che il Padre, il Figlio e lo Spirito santo erano aspetti di un essere che si manifestò in queste forme per motivi specifici. Questo concetto fu modificato nelle tre differenti persone della Natura Divina, affermate da Costantinopoli, ma il reale ruolo dello Spirito non era ancora accettato nelle forme in cui Atanasio aveva sperato. Tuttavia, in questa prima fase gli argomenti erano semplici ed ancora in fase di sviluppo da parte degli pseudo-Cristiani sotto lo Gnosticismo.

 

Giovanni dovette essere rifiutato, come lo fu per altri testi. Il testo di 1Giovanni è simile al vangelo di Giovanni e, anche se non usa il suo nome fa riferimento a se stesso in terza persona ed è coerente con lo stile dei vangeli. Si pensa che 1Giovanni sia stato scritto alla fine del primo secolo Cristiano, momento in cui Giovanni era in esilio e scriveva da Patmos. 1Giovanni è visto come un accompagnamento al vangelo e si pensa che sia indirizzato agli eretici gnostici, che negarono la natura assoluta dell’incarnazione (vedi Annotated RSV).

 

Si afferma che 2Giovanni venga dalla stessa penna che ha scritto il vangelo e 1Giovanni. A differenza di 1Giovanni, che era un’epistola generale, questo testo fu scritto per una chiesa specifica, probabilmente in Asia Minore. Fu anche scritta verso la fine del primo secolo, in altre parole, alla fine della vita di Giovanni. 3Giovanni è scritto per una persona. L’approssimata organizzazione della chiesa, qui mostra potrebbe essere stato scritto anticamente nella storia e la sua posizione 3Giovanni, deriva senza dubbio dal significato delle lettere precedenti.

 

Il libro di Giuda è attribuito a Giuda, il fratello di Giacomo e di Cristo, e scritto circa nell’anno 80 d.C. S’insegna che Giacomo fu ucciso nel 62/63 d.C. a Gerusalemme e che Giuda abbia preso la posizione di controllo. Questo sembra confermato dal ruolo della famiglia di Cristo nella chiesa giudea poco tempo dopo. La presunta dipendenza di 2Pietro da Giuda è data come ragione per l’autorità di 2Pietro sui discepoli di Pietro. Nel rapporto tra 2Pietro 2:1-8 e Giuda 4-16 ci sono delle similitudini nei riferimenti alla sequenza delle attività di Dio, ma ci sono alcuni dubbi che questa sequenza sia stata sviluppata in tutte le direzioni e scritta dai discepoli. Questo non è sufficiente ad attribuire altre autorità. Sia come sia, il caso dell’ispirazione non è minimizzato dalla ripetizione di un discepolo. Policarpo era il discepolo di Giovanni e la sua posizione nelle controversie quartodecimane sulla Pasqua ebraica erano corrette.

 

L’Interpreter’s Dictionnary of the Bible si riferisce al lavoro di Edgar J. Goodspeed che cerca di dimostrare che l’autore di Efesini non era Paolo. Ma egli era anche il collettore e l’editore delle lettere paoline, ed usò Efesini come introduzione generale alla raccolta (vedi p. 522). Si pensa che egli fosse Onesimo, l’ex schiavo in fuga. Onesimo è identificato da alcuni come quello che Ignazio conosceva come vescovo   d’Antiochia circa cinquanta anni più tardi (vedi anche Filemone).

 

2Pietro è attribuito ad un altro per il messaggio. Ha due obiettivi:

1.      Enfatizzare la fede nella seconda venuta di Cristo; e

2.      Avvertire degli insegnanti falsi.

In questo testo enfatizza i testimoni apostolici come base del proclama della chiesa. Lo fa riferendosi alle profezie dell’Antico Testamento. Egli spiega perché la seconda venuta non è imminente ma ritardata dalla pazienza e dalla sopportazione di Dio. Era necessario poiché i falsi insegnanti stavano disgregando la chiesa e trasformando la dottrina a loro vantaggio (2Pt. 2:2, 10, 13-14). Qui il concetto del mondo che stava andando in tribolazione, con gli eletti e Lot salvati, diventa un punto d’insegnamento. Enfatizza la piccola natura degli eletti e la portata di distruzione che non era accettabile dalla società come non lo è ora. La lettera fu esaminata in tempi antichi ed oggi si è accettato (e.g. Oxford Annotated RSV; vedi Introduction) il fatto che non è un lavoro di Pietro. Gli studiosi affermano che :

Dipende dalla lettera di Giuda (confronta 2:1-8 con Giuda 4-16) e l’autore si riferisce a tutte le lettere di Paolo (3:15) in un modo che presuppone non solo che essi erano stati uniti in una raccolta, ma che erano considerati come uguali alle “altre scritture” – condizione che non esiste in tutta la vita di Pietro. La maggior parte degli studiosi, considerarono la lettera come il lavoro di una persona che era profondamente indebitata con Pietro e che la pubblicò con il nome del suo maestro, nella prima parte del secondo secolo. Perciò bisognerebbe tenere a mente le seguenti considerazioni. (1) Anticamente, la paternità di opere di pseudonimi era una convenzione letteraria ampiamente accettata. Per questo l’uso del nome di un apostolo nel riaffermare i suoi insegnamenti, non era considerato come disonestà ma semplicemente come un modo di ricordare alla chiesa quello che aveva ricevuto da Dio attraverso quell’apostolo. (2) L’autorità dei libri del Nuovo Testamento non dipende dalla loro paternità umana, ma dal loro significato intrinseco, che la chiesa, sotto la guida dello spirito, ha riconosciuto come voce autentica dell’insegnamento apostolico. Quindi, per questo motivo, quella che è tradizionalmente conosciuta come la Seconda Lettera di Pietro era inclusa nel canone delle antiche Scritture (ibid.) 

 

L’Oxford Annotated RSV dice al riguardo del canone che  (p.1170):

La Bibbia degli antichi Cristiani era l’Antico Testamento (“Tm. 3:15-17). Le parole di Gesù avevano la stessa autorità di queste parole (Atti 20:35; 1Cor. 7:10, 12; 9:14; 1Tm. 5:18). Parallelamente alla diffusione orale degli insegnamenti di Gesù, ci furono interpretazioni apostoliche della sua persona e del significato per la vita della chiesa…

 

Durante il corso del secondo secolo, la maggior parte delle chiese vennero a conoscenza del canone che comprendeva gli attuali quattro Vangeli, gli Atti, le tredici lettere di Paolo, 1Pietro e 1Giovanni. Mancava ancora il riconoscimento generale di quattro libri: Ebrei, Giacomo, 2Pietro, 2 e 3Giovanni, Giuda ed Apocalisse.    

 

Abbiamo precedentemente esaminato i motivi del contrasto dei testi. Le dispute furono religioso-politiche. Anche giuda rappresentava il sistema giudaico che gli gnostici cercarono di eliminare.

 

L’eliminazione di Apocalisse dai canoni era il classico esempio delle reazioni al Giudaismo messianico da parte degli Gnostici.

Apocalisse, probabilmente composta verso la fine del primo secolo, raggiunse rapidamente un’ampia popolarità; ma la sua autorità fu contestata dai critici alessandrini, fu invalidata per un lungo periodo dalla reazione del chiliasmo, e nel quarto secolo in Oriente la sua canonicità era ancora in discussione (interp. Dict., p. 524).

 

Fu composta alla fine del primo secolo, poiché in quel periodo fu data a Giovanni in esilio a Patmos e si diffuse rapidamente in tutta la chiesa insieme al quarto vangelo e le sue lettere. Alessandria era la casa degli gnostici ed essi dovevano attaccare l’Apocalisse poiché era il culmine del Giudaismo messianico, come il Messia di Dio e custodiva i comandamenti di Dio come base di e centrale a quella della testimonianza di Gesù (Ap. 12:17; 14:12; 22:14 (KJV)).

 

L’eliminazione del libro di Apocalisse dal canone era motivata da altri due fattori. Il primo fattore era una paura della persecuzione di Roma quando la fede era sottomessa. Quella motivazione si trasformò in una protezione del privilegio quando gli imperatori sposavano la fede. La versione Gotica (c. 350) non ha Apocalisse poiché era chiaramente anti-Romana ed essi con i Vandali e gli Alani, etc. furono convertiti dall’impero. Così, anche se erano Unitari, gli imperatori non potevano tollerare la sfida all’impero ed i successori convertiti sarebbero stati visti in modo sospetto dagli antichi apologisti.

 

Nel 135 o anche nel 140 la prova di Papius, vescovo di Ierapoli, evidenziò che in alcuni circoli, tradizione orale, basata su di una catena vivente di testimonianze, aveva più importanza di qualsiasi libro. Da questo momento sappiamo che Papius aveva a sua disposizione Marco, Matteo e Giovanni, se non anche Luca (Interp. Dict., ibid., p. 523). Egli stesso interrogò gli anziani quando incontrò i discepoli. Egli disse:

 

Se incontravo un discepolo degli anziani, gli chiedevo delle parole degli anziani – ciò che disse Andrea o Pietro, Filippo o Tommaso o Giacomo… o chiunque dei discepoli del Signore, e le cose che dissero l’anziano Aristione e l’anziano Giovanni, furono anche dette dai discepoli del Signore. Poiché non pensavo che ciò che si apprendeva dai libri mi avrebbe dato tanto profitto quanto la voce durevole. (Euseb. Hist. III.xxxix.4). 

  

Questa visione deriva dalla premessa che lo Spirito Santo parla dalla bocca degli eletti. Gli oracoli scritti sono quindi ispirati, ma le parole pronunciate dai discepoli possono spiegare anche il significato di gran parte dei testi. Questo lusso sparì quando morirono. Papius era uno degli ultimi ad avere accesso alla testimonianza dei discepoli. Questo è importante poiché possiamo in questo modo assicurare che ciò che era scritto nei vangeli a cui si riferisce Papius e gli altri, nelle loro scritture, sono effettivamente le parole esatte del Messia e, quindi, possiamo assicurare la continuazione della natura della Scrittura del respiro di Dio che è coerente con le Sacre Scritture dell’Antico Testamento.

 

Questo processo fu invertito in pochi anni. L’Interpreter’s Dictionary of the Bible afferma, nel commentare questa transizione dalla visione di Papius, che:

La prova di Giustino Martire, mostra che alcuni passaggi dalle “memorie degli apostoli, che sono chiamate vangeli” erano lette liturgicamente nella chiesa, insieme o a volte al posto, delle letture dei Profeti; e questo indicherebbe certamente che i vangeli erano consciamente o inconsciamente considerati come scritture sacre. Ma c’erano ancora grandi varietà di comportamento e pratica riguardo ad esse, ne è certo quale vangelo o quanti di essi erano in uso nelle varie località (p. 523).

 

Questa visione non è corretta come sappiamo da 2Pietro, poiché i lavori di Paolo, insieme a quelli dei profeti erano anche letti in chiesa ed erano considerati come Scritture. Essi stavano per essere falsati e distrutti dall’ignoranza. Ora, se questo sia stato o meno scritto da Pietro o dai suoi discepoli in suo nome, lo vediamo dalla dichiarazione di Papius, che aveva lo stesso peso del testo e che tuttavia non poteva essere più vecchio, e comunque in questo caso il canone è più ampio e fissato in modo molto più preciso di quello che i moderni studiosi avrebbero voluto farci credere. I Quattro vangeli sono lavori della seconda generazione Cristiana (c. 70-100 d.C.) (Interp. Dict., ibid.). Il vangelo più antico era Marco che sembra essere stato prodotto a Roma sotto Nerone (c. 64 d.C.). Questo vangelo può essere preso per rappresentare la tradizione orale come esisteva nella Chiesa romana nel 64 d.C..

 

Circa nell’80 d.C., divenne la base per il vangelo di Matteo, che sostiene sia stato composto in Palestina a quel tempo (ibid.). Si sostiene che anche Marco sia la base per il vangelo di Luca, che insieme ad Atti, fu pubblicato nel Mediterraneo orientale, intorno alla fine del primo secolo. Luca 1:1-2 mostra che il lavoro fu intrapreso da molti. Il Manoscritto più antico dei vangeli (P 45) è anche accompagnato dal libro di Atti.

Luca 1:1-2 1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola; (KJV)

 

Quindi i vangeli furono compilati da molti testimoni oculari e risiedono nel peso della testimonianza della chiesa. Luca non afferma autorità speciali (Lc. 1:3). L’autorità dei vangeli risiede nelle parole del Messia ed in nessuna canonicità. Questa è la prova dell’ispirazione dei profeti come compresero i discepoli e la chiesa. Non ci sono dubbi che essi considerarono la parola di Dio come una cosa vivente- respirante che aveva l’Antico Testamento come nucleo. Fino al secondo secolo la Scrittura era l’Antico Testamento più le parole di Cristo. Le epistole furono quindi incorporate nelle chiese sotto il sistema apostolico di Efeso e Smirne. I sitemi in Alessandria e quindi a Roma cominciarono a rimuovere le epistole dalla lista dei lavori Ispirati, quando interferivano con le dottrine che stavano cercando di applicare. Dopo aver consolidato la loro posizione i lavori furono ammessi nel canone. Questo processo sarà esaminato successivamente.  

 

I vangeli che esistono dal tempo in cui non sono canonici, derivano chiaramente da lavori che sono gnostici con insegnamenti docetici, che cercano di ridurre la vita di Cristo ad una struttura fantasmatica che separava l’eternità celeste di Cristo dal corpo terreno che egli abitava (vedi Interp. Dict., p. 524). Ricorderete che questa è la dottrina dell’Anticristo e che questa dottrina venne modificata nella struttura compresa come la Trinità, la quale sostiene che il sistema è distinto ma non separato (la Monarchia e la Circuminsessione) (vedi il documento Consustanziale al Padre [081]). Da questa posizione si sostiene spesso che Cristo, come parte di questo sistema Trino non morì completamente e non fu completamente resuscitato solo dalle direttive dell’unico vero Dio, che è il Padre (vedi Gv. 10:18; 17:3; 1Gv. 5:20). Gli scritti Apocrifi del Nuovo Testamento a volte derivano da veri lavori ed altri non proprio.

 

Ci sono altri testi non canonici che tuttavia sono genuini e che sono importanti per la storia natica. 1Clemente è un testo che sembra essere stato scritto da Roma a Corinto, circa nel 95 d.C. Questo testo non fu mai citato come Scrittura, ma fu presumibilmente letto nella pubblica adorazione di Corinto, nel 95 d.C. circa. Questo testo non fu mai citato come Scrittura ma si pensa fosse letto nella pubblica adorazione di Corinto, nel 170 d.C. circa. E’ incluso nel Codice Alessandrino (c. quinto secolo). I successivi lavori, chiamati 2Clemente (un’omelia anonima c. 150 d.C., anche nel Codice alessandrino) e la Bolla Clementina mostra che questo lavoro deve aver avuto alcuni riconoscimenti.

 

L’Epistola di Barnaba è un opuscolo con lo stesso nome del secondo secolo che probabilmente ha avuto origine da Alessandria. E’ ritrovato nel Codice Sinaitico del quarto secolo. Sia Clemente d’Alessandria sia Origene, suo successore, tratta questo lavoro come Scrittura. Non fu tuttavia mai conosciuto da altre parti e non lo fu dai successivi Alessandrini. Clemente d’Alessandria fu influenzato dallo gnosticismo, ed Origene fu anche corrotto dallo Gnosticismo. Alessandria era la sua casa.

 

La Didache “L’insegnamento di Gesù Cristo attraverso i dodici Apostoli” è un piccolo manuale che, anche se di data incerta, si sostiene in genere derivi dalla prima parte del secondo secolo. Fu utilizzata dagli antichi alessandrini come Scrittura e fu così utilizzata nelle chiese Egiziane per tutto il terzo secolo. Sembra sia stata utilizzata in Siria nel 400 d.C. (nella Costituzione apostolica), ed appare in alcune liste greche del quarto secolo. Fu tradotta sia in Latino sia in Georgiano, il che ne indica un ampio uso. Il Pastore di Hermas fu ampiamente utilizzato nella chiesa antica per un secolo circa. Vi fa riferimento Ireneo e ne parla in breve Tertulliano che lo trattò come Scrittura. Anche Origene lo considerò apostolico ed è incluso (incompleto) nel Codice sinaitico. Secondo il Canone muratoriano, fu composto nel 150 d.C. c., da Hermas, un fratello del vescovo romano di quel periodo, ma molti lo fanno risalire ad alcuni decenni prima (vedi Interp. Dict., pp. 524-525).

 

Le lettere di Ignazio e La lettera a Diogneto non furono mai citate come Scritture.

 

In temi antichi, almeno cinque libri furono attribuiti a Pietro. Tuttavia furono riconosciute soltanto le due lettere, poiché vennero accettate da Policarpo e Smirna e dai discepoli dell’apostolo Giovanni. Sappiamo che furono considerate come Scrittura dai tempi antichi.

 

Il vangelo di Pietro, La preghiera di Pietro e L’Apocalisse di Pietro erano usate anticamente. L’Apocalise di Pietro era sposata da Clemete d’Alessandria ed è presente nel Canone muratoriano, il che significa che fu sponsorizzato dalla chiesa Romana del tempo, e Metodio (300 c.). Questo era il periodo degli assalti Modalisti/Gnostici alla teologia attraverso il canone: Quindi, il sostegno Alessandrino e Romano.

 

Gli Atti di Pietro e Gli Atti di Giovanni rappresentano un lavoro di un seguace dello gnostico Valentino (ibid., p. 525).

 

Gli Atti di Paolo fu composto da un presbitero asiatico circa alla metà del secondo secolo. Di tutti gli pseudonimi Atti, guadagnò solo alcuni sostegni ecclesiastici. L’autore fu spodestato per falsificazione, ma aveva ancora sostegno in Alessandria (Interp. Dict., p. 525).

 

Questo corpo di letteratura, fino alla metà del secondo secolo, sembra essere stato trattato concisamente dagli efesini e dai gruppi di Smirna di Giovanni, in una maniera abbastanza consistente. L’Antico Testamento era il corpo del canone, con i vangeli e le epistole essendo stati riconosciuti e differenziati in tempi molto antichi. I sistemi Alessandrini e Romani soffrirono di un’ampia differenza d’opinione per un periodo abbastanza lungo, per le ragioni sopra espresse. Quindi il canone si concentrò su 22 libri, con il canone successivo che forse venne usato in Asia come semicanonico, anche se essi vi si riferivano come Scritture, tramite la chiesa Asiatica da Efeso e Smyrna.

 

La Chiesa era quindi costruita sulle fondamenta degli apostoli e dei profeti (Ef. 2:20). La Chiesa efesina considerava tutti profeti come il fondamento della fede. L’Interpreter Dictionary of the Bible aggiunge in modo abbastanza sbagliato il termine Cristiano prima della parola profeta, come se Efesini 2:20 stesse veramente confermando la base della fede nell’Nuovo Testamento. Questa è la bugia fondamentale che rafforza tutto il cristianesimo moderno. Apocalisse non è vista come la rivelazione di Dio a Gesù Cristo ma quella di un veggente ispirato (apparentemente neanche Giovanni) (ibid., p. 525). L’adorazione dei dodici apostoli in Apocalisse 21:9-14 è vista come un successivo sviluppo della chiesa. In questo giace il problema fondamentale della fede.

 

L’Interpreter’s Dictionary of the Bible getta correttamente l’attenzione sull’enfasi delle citazioni e degli insegnamenti orali che furono destinati alla chiesa dagli apostoli (e.g. 1tm. 6:20; 2Tm. 1:13; 2Tm. 2:2) sin dai primi tempi (2Tm. 3:15).

 

Il punto di vista generale è che lo sviluppo decisivo avvenne nella seconda metà del secondo secolo. Quindi, il canone emerse. Innanzitutto, i vangeli sono citati nelle scritture ecclesiastiche e nella liturgia, quindi sono citate le scritture di Paolo.